Predominio spagnolo in Italia

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Alessandra Amoroso
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Predominio spagnolo in Italia

La scheda: Predominio spagnolo in Italia

Il predominio spagnolo in Italia iniziò di fatto a partire dalla pace di Cateau-Cambrésis nel 1559, a conclusione di una serie di guerre in Europa condotta da varie potenze, tra cui il regno di Francia e gli Asburgo, e che permise di mantenere, consolidare o ampliare i domini spagnoli in Italia, sia in maniera diretta (il Ducato di Milano, lo Stato dei Presidi, i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) che indiretta. In particolare, i territori dell'odierno Mezzogiorno erano dei vicereami spagnoli mentre il Ducato di Milano era in unione personale con il Re di Spagna ed anche stato del Sacro Romano Impero Germanico, dal 1556, l'amministrazione di Napoli e Presidi, Sicilia e Milano era avocata al Supremo Consiglio d'Italia.
Il dominio spagnolo in Italia può essere diviso in due fasi, di cui la prima giunge fino al 1610 circa. In questo primo cinquantennio la penisola fu oggetto di un notevole sviluppo economico e demografico (la cosiddetta "estate di San Martino"), come tutto il resto del continente, grazie soprattutto al periodo di pace e stabilità frutto della pax spagnola. Nel secondo periodo, invece, (all'incirca dopo il 1640) la penisola subì un notevole declino economico dovuto all'inizio della crisi della potenza iberica che produsse di conseguenza una diminuzione demografica e l'aumento delle rivolte (come quella napoletana del 1647) contro i dominatori.
Il predominio spagnolo terminò con la guerra di successione spagnola, quando l'Italia passò sotto l'influenza austriaca.


1 Storia
1.1 XVI secolo
1.2 Il XVII secolo
1.2.1 La rivolta di Masaniello e la Repubblica napoletana
1.3 Il XVIII secolo e la guerra di successione spagnola
2 Note
3 Voci correlate

Il predominio spagnolo in Italia iniziò di fatto a partire dalla pace di Cateau-Cambrésis nel 1559, a conclusione di una serie di guerre in Europa condotta da varie potenze, tra cui il regno di Francia e gli Asburgo, e che permise di mantenere, consolidare o ampliare i domini spagnoli in Italia, sia in maniera diretta (il Ducato di Milano, lo Stato dei Presidi, i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) che indiretta. In particolare, i territori dell'odierno Mezzogiorno erano dei vicereami spagnoli mentre il Ducato di Milano era in unione personale con il Re di Spagna ed anche stato del Sacro Romano Impero Germanico, dal 1556, l'amministrazione di Napoli e Presidi, Sicilia e Milano era avocata al Supremo Consiglio d'Italia.
Il dominio spagnolo in Italia può essere diviso in due fasi, di cui la prima giunge fino al 1610 circa. In questo primo cinquantennio la penisola fu oggetto di un notevole sviluppo economico e demografico (la cosiddetta "estate di San Martino"), come tutto il resto del continente, grazie soprattutto al periodo di pace e stabilità frutto della pax spagnola. Nel secondo periodo, invece, (all'incirca dopo il 1640) la penisola subì un notevole declino economico dovuto all'inizio della crisi della potenza iberica che produsse di conseguenza una diminuzione demografica e l'aumento delle rivolte (come quella napoletana del 1647) contro i dominatori.
Il predominio spagnolo terminò con la guerra di successione spagnola, quando l'Italia passò sotto l'influenza austriaca.

Alla vigilia dell'inizio della lunga guerra tra il Regno di Francia e gli Stati degli Asburgo, per l'egemonia in Italia ed in tutta Europa, la situazione della penisola vedeva i francesi signori di Milano. Gli Spagnoli, invece, dominavano nel Mezzogiorno, in quanto sovrani del Regno di Sicilia e del Regno di Sardegna, già dal XIV secolo, e del Regno di Napoli, nuovamente dal 1503. La guerra tra la Francia e gli Asburgo comunque proseguì ancora per un trentennio, per concludersi solo nel 1559, quando, cambiati i maggiori contendenti in quanto a Francesco I, sul trono di Francia, era succeduto Enrico II, mentre Carlo V d'Asburgo, abdicando nel 1556, aveva diviso i suoi domini affidando al figlio Filippo i domini spagnoli, comprendenti, tra l'altro, i territori italiani, e al fratello Ferdinando I d'Asburgo il titolo di Imperatore e i domini germanici, si poté giungere alla pace di Cateau-Cambrésis che sanciva l'inizio dell'egemonia della Spagna sul continente e, contemporaneamente, la conclusione delle pretese francesi sull'Italia.
Con l'elezione ad imperatore di Carlo V d'Asburgo nel 1516, l'Italia si trovò al centro delle mire espansionistiche del sovrano asburgico, anche al fine di collegare meglio, così consolidando, i propri domini iberici con quelli germanici.
Le ostilità presero avvio nel 1521 e si conclusero favorevolmente per le truppe imperiali nel 1530, tra i vari episodi delle ostilità in Italia si segnala il sacco di Roma del 1527. L'ufficialità della chiusura del primo periodo delle guerre tra Francia e Spagna per l'egemonia in Europa fu data dal congresso di Bologna (1529-1530), nel corso del quale l'imperatore fu incoronato solennemente da Papa Clemente VII, ma soprattutto fu sancito il definitivo passaggio dell'Italia nell'orbita spagnola, in quanto, agli originari domini nel Mezzogiorno, si aggiungeva il dominio diretto su Milano (ufficialmente dal 1535), pertanto indirettamente su Genova, ed indiretto sugli Stati di Firenze e di Roma, oltre che sugli inoffensivi Stati minori. Uniche eccezioni allo stato di fatto erano costituite dalla Repubblica di Venezia e dal Ducato di Savoia, il quale a partire da questo periodo attuò una politica estera altalenante tra le due potenze europee.

L'egemonia spagnola in Italia venne ratificata dalla pace di Cateau Cambrésis. La Spagna esercitò da allora, e per oltre un secolo e mezzo, il dominio diretto su tutta l'Italia meridionale ed insulare, sul Ducato di Milano e sullo Stato dei Presidii nel sud della Toscana. Lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Genova ed altri stati minori furono costretti di fatto ad appoggiare la politica imperiale spagnola. Il Ducato di Savoia, tendente a convertirsi in ago della bilancia fra Francia e Spagna, divenne nella realtà dei fatti un campo di battaglia fra queste due potenze. Solo la Repubblica di Venezia riuscì a conservare una piena indipendenza che però non fu sufficiente a preservarla da una lenta ma inesorabile decadenza.
Nel XVII l'Italia, e, più in generale, tutta l'Europa meridionale, ebbe a soffrire dello spostamento delle grandi rotte commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico, chiaramente percepibile a partire dagli ultimi decenni del Cinquecento. Le devastazioni belliche a seguito della guerra dei trent'anni colpirono soprattutto l'Italia settentrionale: il principale di questi scontri che vide contrapposti gli interessi imperiali a quelli francesi fu la guerra di successione di Mantova e del Monferrato. La forte pressione fiscale esercitata dalla Spagna sui suoi domini, dovuta alle esorbitanti spese di guerra, invece si fece sentire con gravissime conseguenze in tutto il meridione ed in Lombardia, mentre i vuoti lasciati dalla grave pestilenza del 1630 ebbero effetti devastanti sull'economia italiana del tempo. È un dato di fatto che fin dal quarto decennio del XVII secolo quasi tutta l'Italia era passata ad essere un'area con gravi problemi di sottosviluppo economico, politicamente amorfa, socialmente disgregata. Fame e malnutrizione regnavano incontrastate in molte regioni peninsulari e nelle due isole maggiori. Il declino culturale dell'Italia non marciò di pari passo con quello politico, economico e sociale.
È questo un fenomeno riscontrabile in molti paesi, Spagna compresa. Se nel Cinquecento il Rinascimento italiano produsse i suoi frutti più maturi e si impose all'Europa del tempo, l'arte ed il pensiero barocchi, elaborati a Roma a cavallo fra Cinquecento e Seicento, avranno una forza di attrazione ed una proiezione internazionale non certo inferiori. È comunque un dato di fatto che ancora per tutta la prima metà del Seicento ed oltre l'Italia continuò ad essere un paese vivo, capace di elaborare un pensiero filosofico (Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Paolo Sarpi) e scientifico (Galileo Galilei, Evangelista Torricelli) di altissimo profilo, una pittura sublime (Caravaggio), un'architettura unica in Europa (Gianlorenzo Bernini, Borromini, Baldassare Longhena, Pietro da Cortona) ed una musica, sia strumentale (Arcangelo Corelli, Girolamo Frescobaldi, Giacomo Carissimi) che operistica (Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli), che fece scuola. A questo proposito ricordiamo che il melodramma è una tipica creazione dell'età barocca.

Il 1º novembre 1700 morì Carlo II di Spagna, da tempo malato. La maggior parte delle dinastie regnanti al momento vantava parentele con l'illustre moribondo ed erano interessate al trono di Spagna, che sarebbe rimasto vacante con la sua morte. Cinque giorni dopo la morte, per disposizione testamentaria del defunto re, veniva proclamato nuovo re di Spagna il duca Filippo d'Angiò, nipote del re di Francia Luigi XIV, il quale assumeva il nome di Filippo V. Inghilterra, Austria e Paesi Bassi, intenzionati a impedire che la Spagna passasse sotto l'influenza francese (sarebbe stato infatti molto difficile fronteggiare un'unica sovranità borbonica da entrambe le parti dei Pirenei), strinsero la cosiddetta alleanza dell'Aja (7 settembre 1701), con la quale si impegnavano ad impedire che le volontà testamentarie del defunto re di Spagna trovassero definitiva attuazione. Diedero così inizio alla guerra di successione spagnola, che si combatté per ben dodici anni e coinvolse anche i possedimenti spagnoli in Italia. La guerra si concluse con la Pace di Utrecht (1713), che stabiliva per quanto riguarda l'Italia che:
La Spagna cedeva all'Austria il regno di Napoli e quello di Sardegna, nonché il Ducato di Milano e lo Stato dei Presidii in Toscana.
Al duca Vittorio Amedeo II di Savoia venne assegnata la Sicilia con il relativo titolo regio, nonché Casale e tutto il Monferrato, parte della Lomellina e la Valsesia.
La città di Mantova rimaneva all'Austria.
La pace di Utrecht segnò dunque la fine della dominazione spagnola in Italia e l'inizio di quella austriaca, anche se dopo soltanto un ventennio la dinastia borbonica spagnola riuscì a rientrare in Italia installando due rami cadetti nel Ducato di Parma e nel Regno di Napoli e di Sicilia.

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FOTO: Predominio spagnolo in Italia

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