Telecom Italia S p A

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Alessandra Amoroso

Telecom Italia

La scheda: Telecom Italia

Borsa Italiana: TIT
Borsa Italiana: TITR
NYSE: TI
IRI
Giuseppe Recchi Presidente
Flavio Cattaneo AD
Queste le date principali nelle origini e nella storia di Telecom Italia:
1925: il Governo Mussolini riorganizza il sistema telefonico nazionale
1964: STIPEL, TELVE, TIMO, TETI e SET si unificano in SIP - Società Italiana per l'Esercizio Telefonico
anni '70: crisi economica per la SIP
anni '80: Piano di ristrutturazione per SIP - Società Italiana Per l'Esercizio delle Telecomunicazioni p.a. e liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni
1994: nascita di Telecom Italia
1995: nascita di TIM (Telecom Italia Mobile)
1997: fusione della Finanziaria STET e di Telecom Italia
1997: nasce Tin.it (Telecom Italia Net)
1997: privatizzazione di Telecom Italia
1999: OPA di Olivetti
2003: fusione Olivetti-Telecom Italia
2005: OPA di Telecom Italia su TIM
2007: cessione di Olimpia (azienda) a Telco
2008: creazione Open Access, divisione autonoma per gestire la rete d'accesso del Gruppo
2012: cessione di Matrix a Weather Investments
2013: cessione di LA7 all'editore Urbano Cairo e del 51% di MTV Italia a Viacom Media Networks
2013: cessione della maggioranza di Telco a Telefonica
2015: unificazione dell'offerta di telefonia fissa e mobile sotto il marchio TIM
2016: lanciato il nuovo marchio TIM
Telecom Italia è un'azienda italiana di telecomunicazioni, che offre in Italia e all'estero servizi di telefonia fissa, telefonia cellulare, telefonia pubblica, telefonia IP, Internet e televisione via cavo (in tecnologia IPTV).
Opera in Italia nella telefonia fissa e mobile con il marchio Tim (privati) e Tim Impresa Semplice (business) e in Brasile con il marchio Tim.
Telecom Italia è anche il 7º gruppo economico italiano per fatturato e tra i primi 500 mondiali.
A partire dal 13 gennaio 2016 la società ha adottato il marchio unificato TIM, mandando di fatto in pensione il vecchio marchio Telecom Italia attivo dal 1994.
La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa di Milano.



Telecom Italia S.p.A.:
Direzione generale a Roma, Corso d'Italia, 41
Stato:  Italia
Tipo: Società per azioni
Borse valori: Borsa Italiana: TIT Borsa Italiana: TITR NYSE: TI
ISIN: IT0003497168 IT0003497176
Fondazione: 1964 (come SIP) 1994 (Telecom Italia) 2016 come TIM a Torino
Fondata da: IRI
Sede principale: Milano (sede legale) Roma (direzione generale)
Persone chiave: Giuseppe Recchi Presidente Flavio Cattaneo AD
Settore: telecomunicazioni
Prodotti: telefonia fissa, telefonia cellulare, telefonia pubblica, telefonia ISDN, Internet e televisione via cavo
Fatturato: 19,7 miliardi di €[1] (2015)
Utile netto: 1,35 miliardi di € (2014)
Dipendenti: 66.025 (52.882 in Italia) (2014)
Slogan: «Le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle sì.»www.telecomitalia.com/
Modifica dati su Wikidata · Manuale

Telecom Italia S.p.A.:
Direzione generale a Roma, Corso d'Italia, 41
Stato:  Italia
Tipo: Società per azioni
Borse valori: Borsa Italiana: TIT Borsa Italiana: TITR NYSE: TI
ISIN: IT0003497168 IT0003497176
Fondazione: 1964 (come SIP) 1994 (Telecom Italia) 2016 come TIM a Torino
Fondata da: IRI
Sede principale: Milano (sede legale) Roma (direzione generale)
Persone chiave: Giuseppe Recchi Presidente Flavio Cattaneo AD
Settore: telecomunicazioni
Prodotti: telefonia fissa, telefonia cellulare, telefonia pubblica, telefonia ISDN, Internet e televisione via cavo
Fatturato: 19,7 miliardi di €[1] (2015)
Utile netto: 1,35 miliardi di € (2014)
Dipendenti: 66.025 (52.882 in Italia) (2014)
Slogan: «Le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle sì.»www.telecomitalia.com/
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1 Storia
1.1 Le origini
1.2 Il riassetto e la fusione STET - SIP
1.3 La privatizzazione del 1997
1.4 1999 - 2001 - L'OPA della Olivetti e la gestione Colaninno
1.5 2001 - 2007 - Gestione Tronchetti Provera
1.5.1 Olimpia e la fusione Olivetti - Telecom Italia
1.5.2 La fusione Telecom Italia - TIM
1.5.3 L'ipotesi della divisione in 4 entità
1.5.4 Il nuovo Patto di controllo
1.5.5 La parentesi di Guido Rossi
1.6 2008-2013 Gestione italiana e Telefonica
1.6.1 Il passaggio di proprietà da Olimpia a Telco nel 2007
1.6.2 Dirigenza dal 2006
1.6.3 Open Access e altre iniziative del 2008
1.6.4 L'ipotesi di cessione totale di Telco a Telefónica e le dimissioni di Bernabè
1.7 Dal 2014 - Gestione Vivendi
1.7.1 Verso la Public Company
1.7.2 L'ultrabroadband: introduzione e diffusione della fibra e del 4G
1.8 La scalata del gruppo Vivendi e il nuovo assetto del 2016
2 Criticità
2.1 Scandalo Telecom Italia-SISMI
2.1.1 L'inchiesta e le indagini
2.1.1.1 Le udienze
2.1.1.2 Le sentenze
2.2 Le spese per i braccialetti elettronici
3 Assetto organizzativo
3.1 Assetto di gruppo
3.2 Partecipazioni
4 Acquisizioni e cessioni
4.1 Cessioni
4.2 Acquisizioni
5 Liberalizzazione e proposte di riforma societaria
5.1 Un problema simile per diverse infrastrutture
5.2 Monopolio naturale della proprietà e gestione concorrenziale
5.3 Separazione fra proprietà e gestione
5.4 Il modello delle telecomunicazioni britannico
5.5 La partecipazione pubblica come nei Paesi UE
5.6 Servizio universale e ripartizione dei costi
6 Loghi
7 Consiglio di amministrazione
8 Dati economico-finanziari
8.1 2007
8.2 2008
8.3 2009
8.4 2010
8.5 2011
8.6 2012
8.7 2013
8.8 2014
8.9 Valore delle azioni
8.10 Dividendi
8.11 Capitale sociale
9 Cronologia dei vertici aziendali
10 Azionariato
11 Onorificenze
12 Note
13 Bibliografia
14 Voci correlate
15 Altri progetti
16 Collegamenti esterni

Borsa Italiana: TIT
Borsa Italiana: TITR
NYSE: TI
IRI
Giuseppe Recchi Presidente
Flavio Cattaneo AD
Queste le date principali nelle origini e nella storia di Telecom Italia:
1925: il Governo Mussolini riorganizza il sistema telefonico nazionale
1964: STIPEL, TELVE, TIMO, TETI e SET si unificano in SIP - Società Italiana per l'Esercizio Telefonico
anni '70: crisi economica per la SIP
anni '80: Piano di ristrutturazione per SIP - Società Italiana Per l'Esercizio delle Telecomunicazioni p.a. e liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni
1994: nascita di Telecom Italia
1995: nascita di TIM (Telecom Italia Mobile)
1997: fusione della Finanziaria STET e di Telecom Italia
1997: nasce Tin.it (Telecom Italia Net)
1997: privatizzazione di Telecom Italia
1999: OPA di Olivetti
2003: fusione Olivetti-Telecom Italia
2005: OPA di Telecom Italia su TIM
2007: cessione di Olimpia (azienda) a Telco
2008: creazione Open Access, divisione autonoma per gestire la rete d'accesso del Gruppo
2012: cessione di Matrix a Weather Investments
2013: cessione di LA7 all'editore Urbano Cairo e del 51% di MTV Italia a Viacom Media Networks
2013: cessione della maggioranza di Telco a Telefonica
2015: unificazione dell'offerta di telefonia fissa e mobile sotto il marchio TIM
2016: lanciato il nuovo marchio TIM
Telecom Italia è un'azienda italiana di telecomunicazioni, che offre in Italia e all'estero servizi di telefonia fissa, telefonia cellulare, telefonia pubblica, telefonia IP, Internet e televisione via cavo (in tecnologia IPTV).
Opera in Italia nella telefonia fissa e mobile con il marchio Tim (privati) e Tim Impresa Semplice (business) e in Brasile con il marchio Tim.
Telecom Italia è anche il 7º gruppo economico italiano per fatturato e tra i primi 500 mondiali.
A partire dal 13 gennaio 2016 la società ha adottato il marchio unificato TIM, mandando di fatto in pensione il vecchio marchio Telecom Italia attivo dal 1994.
La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa di Milano.


BU Domestic: servizi di fonia e dati per clienti finali (retail) e altri operatori (wholesale) in Italia. In campo internazionale opera nell'ambito dello sviluppo di reti in fibre ottiche per clienti wholesale (in Europa, nel Mediterraneo e in Sud America), gruppo Olivetti
BU Brasile con Tim Brasil
BU Media con Telecom Italia Media Broadcasting: gestione di reti di trasmissione

Una distinzione maggiore fra due generiche attività è introducibile con una separazione societaria e, maggiormente, con una separazione patrimoniale. Un regolamento dell'autorità garante ha imposto la separazione contabile per l'attività di gestione di una rete e quella di fornitore di servizi d'accesso.

Il logo Telecom Italia viene presentato nel febbraio 2003, ma è da considerare il frutto di un'evoluzione storica e dei cambiamenti dell'azienda. L'origine del simbolo è infatti da rintracciare nei loghi delle società SIP e STET, che nel 1994 hanno portato alla nascita di Telecom Italia. A partire dallo storico marchio SIP, presentato nel 1983, le variazioni riguardano prevalentemente il lettering ed il colore. Le quattro “ondine” rosse, poi scese a tre intendono richiamare i cavi telefonici attraverso cui avviene la comunicazione. Il nuovo logo è identico al trigramma Gen (montagna) del libro dei Mutamenti.

Al 30 giugno 2016 il consiglio di amministrazione e la governance di Telecom Italia sono strutturati nel seguente modo:
Presidente: Giuseppe Recchi
Amministratore delegato: Flavio Cattaneo
Amministratore indipendente: Lucia Calvosa
Amministratore: Jean Paul Fitoussi
Amministratore indipendente: Davide Benello
Amministratore indipendente: Laura Cioli
Amministratore indipendente: Francesca Cornelli
Amministratore indipendente: Giorgina Gallo
Amministratore indipendente: Denise Kingsmill
Amministratore: Tarak Ben Ammar
Amministratore indipendente: Luca Marzotto
Amministratore indipendente: Giorgio Valerio
Amministratore: Hervé Philippe
Amministratore: Stéphane Roussel
Amministratore: Arnaud Roy de Puyfontaine
Amministratore indipendente: Félicité Herzog
Segretario: Antonino Cusimano

Presidente: Giuseppe Recchi
Amministratore delegato: Flavio Cattaneo (dal 2016)
Amministratore delegato: Marco Patuano (2013-2016)
Presidente: Franco Bernabè
Amministratore delegato: Marco Patuano
Presidente: Gabriele Galateri di Genola
Amministratore delegato: Franco Bernabè
Presidente: Pasquale Pistorio
Amministratore delegato: Riccardo Ruggiero
Presidente: Guido Rossi
Amministratore delegato: Riccardo Ruggiero
Presidente: Marco Tronchetti Provera
Amministratore delegato: Riccardo Ruggiero
Presidente e amministratore delegato: Roberto Colaninno

24,9% - Vivendi SA,
15,143% - Rock Investment (controllata indirettamente da Xavier Niel, già nel settore delle TLC con Free Telecom),
2,138% - JP Morgan Chase & Co.,
2,068% - Banca Popolare Cinese.
Dati Consob al 28 ottobre 2015.
Nel 2014 Telco S.p.A., la holding italo-spagnola composta da Assicurazioni Generali (19,32%), Intesa Sanpaolo (7,34%), Mediobanca (7,34%) e Telefónica (66%), vende la propria quota al gruppo Vivendi.

Conferita il 11/10/2010:

La Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda (STIPEL) nasce nel 1925. Nello stesso anno il Governo Mussolini riorganizza il sistema telefonico dividendo il territorio italiano in 5 zone:
Lombardia e Piemonte con centro a Torino da STIPEL,
Italia centrale adriatica con centro a Bologna da TIMO,
Italia centrale tirrenica con centro a Firenze da TETI,
Tre Venezie con centro a Venezia da TELVE,
Italia Meridionale con centro a Napoli da SET.
È nel 1964 che le cinque società si uniscono sotto il nome di SIP - Società Italiana per l'Esercizio Telefonico.
Nello stesso anno STET - Società Finanziaria Telefonica S.p.A. facente parte del gruppo IRI per il settore delle telecomunicazioni, giunge a controllare Telespazio, attiva nell'ambito delle comunicazioni spaziali, la società Radiostampa, responsabile dei servizi telegrafici e radiotelegrafici e Italcable, impegnata nelle telecomunicazioni intercontinentali. Nello stesso anno STET crea il proprio centro di ricerca sperimentale del gruppo, lo CSELT di Torino, con l'obiettivo iniziale di unificare le reti dei diversi gestori (chiamato spesso in gergo "spezzatino telefonico").
Superata la crisi economica degli anni '70 che colpisce anche SIP, gli anni ottanta vedono il piano di ristrutturazione della società, l'introduzione del nuovo marchio aziendale, una maggiore varietà di servizi e prodotti, nonché innovazioni sul piano tecnologico, come i nuovi sistemi informativi. Nel 1985 con il progetto San Salvador comincia il processo di numerizzazione della rete telefonica su tutto il territorio italiano. Inoltre dalla seconda metà degli anni ottanta SIP introduce le fibre ottiche. È invece del 1993 l'avvento della Rete intelligente, che per la prima volta offre un'ampia gamma di servizi in tutta Italia, tra cui ad esempio il "Numero verde".
Nel 1985 la Stet vende delle azioni Sip sul mercato e passa dall'82% di Sip al 54% di Sip (continuando a detenere il controllo).

La nascita di Telecom Italia è strettamente legata al processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, avviato negli Stati Uniti d'America all'inizio degli anni '80 e sentito anche nel vecchio continente. In particolare in Europa tale processo è fortemente connesso con la privatizzazione degli operatori nazionali.
Telecom Italia nasce formalmente il 27 luglio 1994, con l'atto di fusione deliberato dalle Assemblee del 19 maggio dello stesso anno di SIP con Iritel, Telespazio, Italcable e SIRM, società del gruppo STET già operative nel settore delle telecomunicazioni. Ciò faceva seguito al "Piano di riassetto del settore delle telecomunicazioni" presentato al Ministero del tesoro dall'IRI - Istituto per la Ricostruzione Industriale Spa, in data 30 giugno 1993 nel quadro delle disposizioni contenute nella legge n. 58 del 29 gennaio 1992.
Nel 1995, con una scissione parziale dalla casa madre, nasce TIM (Telecom Italia mobile) il cui capitale è controllato per il 63,01% da STET. Per massimizzare l'incasso dalla prevista privatizzazione viene deciso nel 1997 di portare avanti il piano cosiddetto di SuperSip, ovvero la concentrazione di tutte le attività operative nella società da mettere in vendita. La Finanziaria STET e Telecom Italia vengono fuse: la nuova società prenderà il nome di Telecom Italia.
Contestualmente Seat (l'editore delle Pagine Gialle) viene scissa da Telecom Italia e nel 1996 viene portata a termine la privatizzazione a favore di Ottobi, cordata formata da De Agostini (maggior azionista), Telecom (20%), Comit e Investitori Associati.
Alla fine del 1996, durante la direzione di Vito Gamberale ed Ernesto Pascale, la TIM è il primo operatore mondiale a lanciare un modello tariffario con carta prepagata. Mentre per la rete in fibra ottica Telecom Italia lancia il Progetto Socrate.

Sotto la presidenza di Guido Rossi e l'uscita di Ernesto Pascale, il 20 ottobre 1997 viene attuata dal Governo Prodi I la privatizzazione della società: dalla vendita del 35,26% del capitale si ricavano circa 26.000 miliardi di lire. La privatizzazione, che comporta la quasi totale uscita del Ministero del tesoro dall'azionariato Telecom, viene realizzata con la modalità del cosiddetto nocciolo duro: si vende cercando di creare un gruppo di azionisti che siano in grado di farsi carico della gestione della società. A conclusione dell'OPV (Offerta pubblica di vendita), le azioni vengono collocate a 10.902 lire, il 27 ottobre 1997 Telecom Italia privatizzata viene scambiata sulla Borsa Italiana. A causa della scarsa risposta degli investitori italiani il nocciolo duro non è in realtà tale: il gruppo con capofila gli Agnelli riunisce solo il 6,62% delle azioni e si rivela molto fragile. Nel novembre 1998 Franco Bernabè viene scelto come Amministratore Delegato di Telecom Italia.

A partire dal febbraio 1999 Olivetti attraverso Tecnost di Roberto Colaninno, già nel settore delle telecomunicazioni con Omnitel e Infostrada (queste ultime due cedute in seguito a Mannesmann), lancia una offerta pubblica d'acquisto e scambio riuscendo a ottenere nel giugno dello stesso anno, il controllo della società, con una quota del 51,02%. L'Opa va a buon fine nonostante la contrarietà di Bernabè, che considera il documento del piano "lacunoso" e non conforme alla normativa vigente.. Il Financial Times criticherà tutta l'operazione.
Telecom era una delle poche società ad azionariato diffuso italiane, in cui il Ministero del tesoro aveva ancora una quota del 3,5%, pari a due miliardi di euro. Il Tesoro non si presentò all'assemblea degli azionisti che doveva decidere le contromisure alla scalata, preferendo mantenere neutralità rispetto all'operazione. La legge sulla golden share avrebbe permesso al Tesoro il diritto di veto sull'operazione, ma tale diritto era contestato in sede europea.
La somma con cui la scalata è finanziata, complessivamente 61.000 miliardi di lire, viene ricevuta dalla Olivetti in prestito direttamente dalle banche e con obbligazioni della controllata Tecnost grazie anche all'emissione di nuove azioni per oltre 37mila miliardi. Successivamente Tecnost viene fusa con Olivetti per accorciare la catena di controllo. A questo punto è Bell, una società con sede nel Lussemburgo a controllare la catena con il 22% di Olivetti.

Il 16 aprile 2014 si tiene l'assemblea societaria che insedia un nuovo Consiglio di Amministrazione, a maggioranza di membri indipendenti, e procede con la nomina dei nuovi amministratori e di Giuseppe Recchi a Presidente del nuovo Consiglio di Amministrazione, nel CdA del 18 aprile vengono conferite le deleghe e Marco Patuano confermato Amministratore delegato.

Nell'ottobre 2015 il gruppo francese Vivendi si mosse sul mercato azionario ordinario della Telecom, allo scopo di portare la propria quota di partecipazione intorno al 20% e aumentare la propria influenza sul cda dell'azienda. Con tale operazione, Vivendi ottenne tre consiglieri nei comitati di gestione di Telecom. Il 13 gennaio 2016 venne lanciato il nuovo logo TIM a segnare una discontinuità col passato mentre il rastrellamento delle quote continuava a più riprese nei mesi successivi quando Vivendi portava nel gennaio 2016 la sua quota al 21,4% e il 19 febbraio 2016 al 22,8%. Il 2 marzo 2016, con un investimento di 120 milioni di euro e in sole due settimane, il gruppo francese portò ulteriormente la propria quota di possesso di Telecom Italia al 23,8%. La scalata proseguì fino all'11 marzo 2016 quando il gruppo francese Vivendi giunse al 24,9% di possesso divenendo il maggior azionista, appena sotto la soglia del 25% di proprietà con la quale automaticamente scatta l'OPA per il controllo dell'intera società ma ottenendo le dimissioni dell'amministratore delegato Marco Patuano e il diritto alla nomina del suo successore all'amministrazione dell'azienda. Il 21 marzo 2016 venivano resi noti i termini dell'operazione, con la quale la Caisse des dépôts et consignations interveniva nell'operazione di acquisizione che, col 35,9% del capitale rappresentato nell'assemblea dei soci della Telecom Italia trasferiva la società al controllo francese. Il 22 marzo il Cda ha ratificato le dimissioni di Patuano, trasferendo le sue deleghe, in attesa della nomina del nuovo AD, al presidente Giuseppe Recchi.
Il 30 marzo viene nominato come nuovo AD di Telecom Italia Flavio Cattaneo.

Telecom Italia è stata coinvolta, insieme al Sismi, nello scandalo delle intercettazioni abusive legato a varie vicende del 2005-2006, tra cui il caso Abu Omar e lo spionaggio di Alessandra Mussolini prima delle elezioni regionali nel Lazio, nel 2005. Si tratta dello Scandalo Telecom-Sismi.
Secondo la procura di Milano, gli intercettati erano giudici, giornalisti, politici e uomini di altri servizi (l'indagine peraltro è correlata al suicidio, avvenuto nel 2006, di Adamo Bove, manager di Telecom Italia avente incarichi nel campo della sicurezza).

Molti hanno sollevato critiche a causa di una commessa pubblica affidata a Telecom e relativa al monitoraggio di alcuni braccialetti elettronici (una misura adottata per il controllo dei detenuti): in 10 anni (dal 2001 al 2011) lo Stato ha versato a Telecom 81 milioni di euro di abbonamento per la tracciatura di quei dispositivi. La Corte dei conti ha evidenziato l'anti-economicità della manovra, visto che in quel periodo solo 14 braccialetti sono stati utilizzati. Nel 2011 il ministro del governo Monti, Anna Maria Cancellieri, ha rinnovato la commessa per ulteriori sette anni, anche il prolungamento del contratto ha suscitato diverse perplessità, visto che il figlio del ministro Cancellieri, Piergiorgio Peluso, lavora proprio a Telecom come top manager. Entrata a far parte dell'esecutivo di Enrico Letta non più come ministro dell'Interno ma come Guardasigilli, la Cancellieri aveva più volte proposto l'uso del braccialetto elettronico come strumento di contrasto al fenomeno dilagante della violenza contro le donne, e in particolare per controllare e scoraggiare i cosiddetti stalker.

Nel 2014 è stato approvato il processo di fusione per incorporazione di TI Media in Telecom Italia, definitivamente perfezionato il 30 settembre 2015.
Il 30 giugno 2014 è nata Persidera S.p.A in seguito al perfezionamento dell'integrazione tra Telecom Italia Media Broadcasting S.r.l e il Gruppo Editoriale L'Espresso.
L'operazione, avviata già alcuni mesi prima, prevedeva che Ti Media detenesse il 70% delle azioni di Persidera, mentre il gruppo L'Espresso il 30%. Attraverso questa unione, Persidera è diventata un operatore di rete a copertura nazionale titolare di cinque multiplex digitali.

Telecom Italia detiene diverse partecipazioni in aziende sia italiane sia estere:
Telecom Italia Sparkle (Roma) - 100% Telecom Italia San Marino (Rovereta, Repubblica di San Marino) - 100%
Telecom Italia San Marino (Rovereta, Repubblica di San Marino) - 100%
Telecom Italia Finance SA (Lussemburgo) - 100% Italtel (Settimo Milanese) - 19,37% Olivetti (Ivrea) - 100%
Italtel (Settimo Milanese) - 19,37%
Olivetti (Ivrea) - 100%
Path.Net (Roma) - 100%
Telecontact Center (Napoli) - 100%
Telecom Italia Media (Roma) - 77,711% Telecom Italia Media Broadcasting (Roma) - 100% TM News (Roma) - 40% Tivù (Roma) - 4%
Telecom Italia Media Broadcasting (Roma) - 100%
TM News (Roma) - 40%
Tivù (Roma) - 4%
Gruppo TIM Brasil (Rio de Janeiro, Brasile) - 100% Gruppo TIM Participaçoes (Rio de Janeiro, Brasile) - 69,8% TIM Celular (San Paolo, Brasile) - 100% TIM Nordeste (San Paolo, Brasile) - 100%
Gruppo TIM Participaçoes (Rio de Janeiro, Brasile) - 69,8% TIM Celular (San Paolo, Brasile) - 100% TIM Nordeste (San Paolo, Brasile) - 100%
TIM Celular (San Paolo, Brasile) - 100% TIM Nordeste (San Paolo, Brasile) - 100%
TIM Nordeste (San Paolo, Brasile) - 100%
Sofora Telecomunicaciones - 58% Nortel Inversora - 67,79% Telecom Argentina (Buenos Aires, Argentina) - 54,74%
Nortel Inversora - 67,79% Telecom Argentina (Buenos Aires, Argentina) - 54,74%
Telecom Argentina (Buenos Aires, Argentina) - 54,74%
INWIT (Milano) - 60%

Nell'ambito del piano di focalizzazione sul core business vengono cedute quasi tutte le partecipazioni in aziende manifatturiere (tranne l'Olivetti Tecnost, ribattezzata Olivetti S.p.A. nel 2005), alcune aziende non strategiche e varie partecipate straniere.
Nel 2000 viene venduta a Unipol la compagnia di assicurazione MEIE.
Nel 2000 viene ceduto il 48,77 % di Italtel al fondo Clayton, Dubilier & Rice, il 18,40 % alla Cisco Systems. Mantiene in Italtel una quota del 19,37 %.
Nel 2000 Telecom Italia cede Sirti, collegata che lavorava nell'impiantistica per le reti di telecomunicazioni, a un gruppo di investitori italiani riuniti nella società Wiretel.
Nel 2002 viene ceduto il 26 % dell'operatore spagnolo di telecomunicazioni AUNA a Endesa, Union Fenosa e Santander Central Hispano.
Nel 2002 Telecom Italia vende Sogei, Società che gestisce l'Anagrafe tributaria, al Ministero dell'economia e delle finanze
Nel 2002 Telecom Italia cede Telespazio alla Finmeccanica.
Nel 2004 viene venduto l'operatore mobile venezuelano Digitel a CANTV.
Nel 2005 Telecom Italia cede la Finsiel, la maggiore azienda italiana nel campo del software e della consulenza informatica al Gruppo COS.
Nel 2005 viene venduta la TIM Hellas ai fondi Apax Partners e Texas Pacific Group.
Nel 2008 viene venduta Alice France all'operatore transalpino Free.
Nel 2009 viene ceduta la Hansenet Telekommunikation GmbH (operante nelle attività broadband in Germania) al gruppo Telefónica.
Nel 2010 la società vende alla France Télécom il 70 % in suo possesso dell'Elettra Tlc, azienda che si occupa di posa e manutenzione di cavi sottomarini.
Nel 2011 vende la sua quota di Loquendo, pari al 99,98 % delle azioni, alla statunitense Nuance Communication.
Nel 2011 vende la sua quota di ETECSA, pari al 27 % delle azioni, alla finanziaria cubana Rafin S.A.
Nel 2012 vende la sua quota di Matrix (proprietaria del portale Virgilio) a Weather Investments (proprietaria del portale Libero).
Nel 2013 cede l'emittente LA7 all'editore Urbano Cairo.
Nel 2013 cede il 51% in suo possesso dell'emittente MTV Italia a MTV Networks Europe, sussidiaria di Viacom.

Il piano industriale porta Telecom Italia ad acquistare aziende che si occupano di internet a banda larga e del campo dei media.
Nel 2000 le attività di Tin.it vengono unite a Seat (che nel frattempo aveva acquistato il portale Virgilio.it), facendo ritornare l'editore delle Pagine Gialle all'interno del gruppo.
Nel 2000 Seat Pagine Gialle compera TMC e TMC2 da Cecchi Gori Communications.
Nel 2003 Telecom Italia acquista Hansenet (ADSL in Germania) e AP.Biscom (agenzia di stampa poi ribattezzata APcom) da e.Biscom.
Nel 2003 il ramo d'azienda di Seat che si occupa delle Pagine Gialle viene venduto a una cordata di investitori italiani raggruppati nella Silver. Le attività in internet e nei media vengono riunite nella società Telecom Italia Media.
Nel 2005 vengono comperate Liberty Surf (ADSL in Francia) e la rete internazionale in fibra ottica di Tiscali.
Nel 2006 Telecom Italia acquista la AOL Germany da Time Warner.

La situazione è simile a quella esistente in altri settori strategici come quello dell'energia e del gas, nei quali la società proprietaria della rete di trasmissione elettrica (Terna) è controllata dell'ENEL, e la proprietaria della rete di distribuzione del gas (Snam) è una controllata dell'ENI. Il proprietario della rete alloca la capacità fra i diversi operatori e tenderà a favorire, a discapito della concorrenza, il fornitore di energia, gas, piuttosto che telecomunicazioni appartenente allo stesso gruppo. Un primo segnale sul fronte energetico è comunque giunto: la società Terna è stata scorporata da Enel e accorpata al GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), dando luogo alla nascita del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), proprietario e gestore della Rete elettrica, nonché responsabile della sua manutenzione e di tutte le politiche di sviluppo della medesima.

Nei tempi delle liberalizzazioni, si è visto come una gestione pluralistica e concorrenziale della rete, alla quale partecipano più operatori, porta vantaggi per gli utenti in termini di tariffe e di qualità. Più difficile è sostenere un argomento simile riguardo alla proprietà delle reti.
Le reti hanno forti costi di costruzione, che rendono difficilmente replicabile una seconda rete altrettanto estesa e capillare di telecomunicazioni (piuttosto che di distribuzione del gas o corrente elettrica): quindi è improbabile avere due o più proprietari di grandi reti.
Suddividere la rete esistente in sottoreti geografiche e frazionarne la proprietà, significherebbe perdere l'interoperabilità, accessibilità e scalabilità che sono fra le caratteristiche principali richieste a una rete. Per questo raramente viene posto in discussione che il proprietario, il centro decisionale competente sull'intera rete, debba essere uno solo, per evitare ridondanze o incompatibilità nella gestione fra un'area geografica e l'altra. Il dibattito verte principalmente su come debba essere ripartito il capitale del soggetto proprietario della rete.
In questo senso, più volte l'Agcom ha ribadito che la rete su doppino non è replicabile, e a proposito di telecomunicazioni e altre infrastrutture, la rete è equiparata ai monopoli naturali. Nel primo caso una questione economica crea un monopolio naturale, mentre nel secondo caso si fa riferimento a un'impossibilità di duplicazione fisica per la natura e tecnica per l'uomo.

La competizione globale spinge ad aprire il mercato anche a operatori stranieri, perché anche le imprese italiane non incontrino difficoltà di accesso nei corrispondenti mercati stranieri.
D'altra parte, l'importanza strategica delle infrastrutture solleva la questione della loro "italianità", di un loro controllo in capo a soggetti pubblici o privati, comunque italiani. Una separazione fra proprietà e gestione può conciliare queste due esigenze, attraverso una proprietà "italiana" e una gestione aperta anche a operatori esteri.

Una vera concorrenza al settore delle telecomunicazioni arriverebbe sul modello britannico da una società proprietaria della rete, con separazione patrimoniale e vincoli al possesso di azioni anche con società collegate o controllate rispetto alla Telecom Italia, che resterebbe un operatore di rete come la Wind, la Tele2 e altri.
Nel modello inglese la società proprietaria della rete è una società ad azionariato diffuso.

In Italia si propone come ulteriore garanzia una significativa partecipazione pubblica (20-30%) al capitale della società, tale da averne il controllo con maggioranza relativa, ma da renderla difficilmente scalabile per via del forte indebitamento e del restante 70% ad azionariato diffuso che andrebbe "rastrellato" in borsa. A seconda della volontà politica, una partecipazione pubblica alta può opporsi infatti in linea di principio a tentativi di scalata, ma può anche agevolare per tempo con legislazioni favorevoli un processo di privatizzazione. Una garanzia più robusta unisce la presenza pubblica a quella di un prevalente azionariato diffuso.

Il proprietario della rete, nel modello inglese e in altri Stati, è soggetto alla legge del servizio universale, che lo obbliga a manutenere e ammodernare l'intera estensione geografica della rete.
La legge impone degli investimenti che in sé non sono remunerativi, e dovrebbero garantire un servizio minimo essenziale di telefonia a tutta la popolazione.
In Italia, i costi del servizio universale sono per legge interamente a carico dell'operatore di telefonia con la maggiore quota di mercato. Lo Stato italiano corrisponde annualmente gli oneri all'operatore per garantire i servizi previsti dalla legge.
L'ammontare di questi trasferimenti dallo Stato alle aziende private può essere molto superiore agli oneri effettivamente sostenuti, e talora è oggetto di accuse rispetto al diritto antitrust, qualificando i trasferimenti come "aiuti di Stato".
In altri Paesi i costi fissi vengono ripartiti fra i vari operatori in misura proporzionale alla quota di mercato. La quota è calcolata a partire dal fatturato che è un dato certo e univoco del bilancio.
La manutenzione e l'ammodernamento costituiscono un forte indebitamento che rende poco contendibile la società e poco appetibili i tentativi di scalata.
Nel 2005 (ultimi dati disponibili) Telecom Italia ha riferito di aver sostenuto i seguenti oneri, per lo svolgimento del servizio universale:
Fonia vocale: 33,5
Telefonia pubblica: 14,7
Categorie agevolate: 10,1
Per un totale di 58.4 milioni di euro: lo Stato, attraverso il Fondo finanziamento del costo netto degli obblighi del servizio universale (cui contribuiscono tutti gli operatori che usufruiscono delle reti pubbliche di telecomunicazioni), ha rimborsato a Telecom Italia 25.58 milioni di euro.

La Telecom Italia S.p.A. nel 2007 ha ottenuto 31,013 miliardi di euro di ricavi, un EBIT di 5,955 miliardi, un utile netto di 2,455 miliardi. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 35,701 miliardi, il patrimonio netto a 26,985 miliardi, la capitalizzazione in borsa è di 39,345 miliardi di euro. La Telecom ha impiegato mediamente 79.628 dipendenti. Detiene partecipazioni per 11.19 miliardi di euro.

Il Gruppo Telecom Italia nel 2008 ha ottenuto 30.158 milioni di euro di ricavi, un EBIT di 5.463 milioni di euro, un utile netto di 2.215 milioni di euro. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 20.039 milioni di euro, il patrimonio netto a 26.856 milioni di euro, la capitalizzazione in borsa è di 34.049 milioni di euro. Il personale a fine 2008 è pari a 77.825 dipendenti. Il numero dei clienti di linee fisse è di 17.352.000

Il Gruppo Telecom Italia nel 2009 ha ottenuto 27.163 milioni di euro di ricavi, un EBITDA di 11.115 milioni di euro, un utile netto di 1.581 milioni di euro e ha effettuato investimenti industriali per 4.543 milioni di euro. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 34.747 milioni di euro. Il personale del Gruppo, al 31 dicembre 2009, è pari a 71.384 unità di cui 60.872 in Italia. Alla stessa data, il numero di accessi retail alla rete fissa in Italia è di circa 16,1 milioni, gli accessi broadband retail in Italia ammontano a 7 milioni, le linee TIM a 30,8 milioni e i clienti TIM Brasil a 41,1 milioni. La7 ha una share media giornaliera del 3,0% e i visitatori unici di Virgilio sono in media 3,2 milioni al giorno.

Il Gruppo Telecom Italia nel 2010 ha ottenuto 27.571 milioni di euro di ricavi, un EBITDA di 11.412 milioni di euro, un utile netto di 3.121 milioni di euro e ha effettuato investimenti industriali per 4.583 milioni di euro. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 32.087 milioni di euro. Il personale del Gruppo, al 31 dicembre 2010, è pari a 84.200 unità di cui 58.045 in Italia. Alla stessa data, il numero di accessi retail alla rete fissa in Italia è di circa 15,4 milioni, gli accessi broadband retail in Italia ammontano a 7,2 milioni, le linee TIM a 31 milioni, i clienti TIM Brasil a 51 milioni e le linee mobili in Paraguay a 1,9, mentre in Argentina le linee fisse sono 4,1 milioni, 1,4 milioni gli accessi broadband, 16,3 milioni i clienti mobili. La7 ha una share media giornaliera del 3,1% e i visitatori unici di Virgilio sono in media 3,7 milioni al giorno.

Il Gruppo Telecom Italia nel 2011 ha ottenuto 29.957 milioni di euro di ricavi, un EBITDA di 12.246 milioni di euro, un utile netto negativo di 4.726 milioni di euro (causa impatto negativo della svalutazione dell'avviamento) e ha effettuato investimenti industriali per 6.095 milioni di euro. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 30.414 milioni di euro. Il personale del Gruppo, al 31 dicembre 2011, è pari a 84.124 unità di cui 56.878 in Italia. Alla stessa data, il numero di accessi retail alla rete fissa in Italia è di circa 14,7 milioni, gli accessi broadband retail in Italia ammontano a 7,1 milioni, le linee TIM a circa 32,2 milioni, quelle TIM Brasil a 64,1 milioni e le linee mobili in Paraguay a 2,1, mentre in Argentina le linee fisse sono 4,1 milioni, 1,5 milioni gli accessi broadband, 18,2 milioni i clienti mobili.

Nel 2012 Telecom Italia ha avuto ricavi per 29,50 miliardi, di cui:
17,88 miliardi da BU Domestic
7,47 miliardi da BU Argentina
3,78 miliardi da BU Brasile
0,56 miliardi da Media, Olivetti e altro
A tali dati sono da sottrarre 206 milioni di elisioni.
Ebitda di 11,64 miliardi, Ebit di 1,92 miliardi, perdite per 1,27 miliardi.
I risultati sono in contrazione rispetto all'esercizio precedente per via della crisi economica italiana (BU Domestic) e della riduzione dei corrispettivi per la terminazione su rete mobile, decisa dall'AGCOM. La perdita è altresì imputabile ad una svalutazione dell'avviamento pari a 4,43 miliardi.
21,15 milioni di accessi alla rete fissa italiana, 8,96 milioni di accessi alla rete a banda larga, 32,15 milioni di clienti della rete mobile TIM.
114,5 milioni di km di rete telefonica in rame, 5,7 milioni di km di rete telefonica in fibra.
5,19 miliardi di investimenti, 23,01 miliardi di patrimonio netto, 83 184 dipendenti.

Il Gruppo Telecom Italia nel 2013 ha ottenuto 23,4 miliardi di euro di ricavi, di cui:
16.17 miliardi dalla BU Domestic
6.94 miliardi dalla BU Brasile
0.39 miliardi da Media, Olivetti e altre attività
I ricavi sono in riduzione a causa delle contrazioni delle attività domestiche e brasiliane.
9.54 miliardi di Ebitda, 2.71 miliardi di Ebit e perdita di 674 milioni, a causa di svalutazioni dell'avviamento dovute a deterioramento del contesto macroeconomico , decisioni AGCom riguardo ai prezzi di accesso wholesale alle rete in rame, performance commerciali, indicatori finanziari e aspettative della Business Unit Domestic.
4.4 miliardi di investimenti, 26.8 miliardi di investimento finanziario netto, 65.623 dipendenti di cui 53.155 in Italia. Il valore residuo di impianti, immobili e macchinari ammonta a 12.29 miliardi, 6.28 miliardi il valore residuo delle "conoscenze" intese come concessioni, brevetti, licenze, diritti di brevetto industriale e di utilizzazione di opere d'ingegno, 20.18 miliardi di patrimonio netto.
20.37 milioni di accessi alla rete fissa italiana, 8.74 milioni di accessi alla rete a banda larga, 31.22 milioni di clienti TIM, ognuno con una spesa media di 13.1 euro.
114.9 milioni di km di rete telefonica in rame, 6.7 milioni di km di rete telefonica in fibra.
Fonte: Bilancio Telecom Italia S.p.A. al 31.12.13

Il Gruppo Telecom Italia nel 2014 ha ottenuto 21,57 miliardi di euro di ricavi, di cui:
15,30 miliardi dalla BU Domestic
6,24 miliardi dalla BU Brasile
0,71 miliardi Media e Altre Attività
A partire dal 2014, la Business Unit Domestic accoglie, oltre a Core Domestic e International Wholesale, anche il gruppo Olivetti, il periodo posto a confronto è stato di conseguenza modificato.
8,79 miliardi di Ebitda, 4,53 miliardi di Ebit e utile netto consolidato per a 1,35 miliardi di euro. 4,94 miliardi di investimenti, 66.025 dipendenti di cui 52.882 in Italia.

Il minimo storico è stato 0,47 euro per azione, il 6 agosto 2013.
Il massimo storico è stato di circa 3,00 euro nel 2005.

25 aprile 2013: azioni ordinarie - 0,02 euro per azione, azioni risparmio - 0,031 euro per azione
21 maggio 2012: azioni ordinarie - 0,043 euro per azione, azioni risparmio - 0,054 euro per azione
18 aprile 2011: azioni ordinarie - 0,058 euro per azione, azioni risparmio - 0,069 euro per azione
24 maggio 2010: azioni ordinarie - 0,05 euro per azione, azioni risparmio - 0,061 euro per azione
20 aprile 2009: azioni ordinarie - 0,05 euro per azione, azioni risparmio - 0,061 euro per azione
21 aprile 2008: azioni ordinarie - 0,08 euro per azione, azioni risparmio - 0,091 euro per azione
23 aprile 2007: azioni ordinarie - 0,14 euro per azione, azioni risparmio - 0,151 euro per azione
24 aprile 2006: azioni ordinarie - 0,14 euro per azione, azioni risparmio - 0,151 euro per azione
18 aprile 2005: azioni ordinarie - 0,1093 euro per azione, azioni risparmio - 0,1203 euro per azione
24 maggio 2004: azioni ordinarie - 0,1041 euro per azione, azioni risparmio - 0,1151 euro per azione

Il capitale sociale della Telecom Italia è composto da 19.497.076.112 azioni: 13.470.955.451 azioni ordinarie (con diritto di voto) e 6.026.120.661 azioni di risparmio (senza diritto di voto). Il valore fissato per le azioni è di 0,55 euro.

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