Trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra

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Tina Cipollari

La scheda: Trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra

non è scritta con criterio storico e cronologicamente organico
manca un uso sistematico di fonti attendibili e primarie (atti, sentenze di Cassazione, studi autorevoli, etc.)
manca di neutralità e oggettività nel trattare certi eventi (usando toni sensazionalisti e facendo passare per veri fatti solo presunti, anche attraverso l'uso massiccio di fonti giornalistiche e relativamente recenti, in mancanza dunque di un punto di vista generale e organico)
Si utilizzano altresì toni enfatici
La trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra (più nota come trattativa Stato-mafia) fu una negoziazione tra importanti funzionari delle istituzioni italiane e rappresentanti di Cosa nostra portata avanti nel periodo successivo alla stagione delle stragi del '92 e '93 (ma secondo altre fonti già precedemente) al fine di giungere a un accordo e quindi alla cessazione delle stragi. In sintesi dunque, il fulcro ipotizzato dell'accordo sarebbe stato la fine della cosiddetta "stagione stragista", in cambio di un'attenuazione delle misure detentive previste dall'articolo 41 bis, grazie alle quali il pool di Palermo guidato da Giovanni Falcone aveva condannato ad anni di cosiddetto carcere duro centinaia di criminali mafiosi. L'ipotesi è stata oggetto di lunghe indagini giudiziarie non ancora concluse, e di alcune inchieste giornalistiche.



Il 22 ottobre 1993 il colonnello Mori incontrò nuovamente il dottor Di Maggio. Nello stesso periodo, l'imprenditore Tullio Cannella (uomo di fiducia di Leoluca Bagarella e dei fratelli Graviano) fondò il movimento separatista "Sicilia Libera", che si radunò insieme ad altri movimenti simili nella formazione della "Lega Meridionale".
Nell'ottobre 1993, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza dichiarò che incontrò il boss Giuseppe Graviano in un bar di via Veneto a Roma per organizzare un attentato contro i carabinieri durante una partita di calcio allo Stadio Olimpico, sempre secondo Spatuzza, in quell'occasione Graviano gli confidò che stavano ottenendo tutto quello che volevano grazie ai contatti con Marcello Dell'Utri e, tramite lui, con Silvio Berlusconi.
Il 2 novembre 1993 il ministro Conso non rinnovò circa 334 provvedimenti al 41 bis in scadenza per, a suo dire, "fermare le stragi".
Tuttavia il 23 gennaio 1994, a Roma, l'attentato all'Olimpico fallì per un malfunzionamento del telecomando che doveva provocare l'esplosione e non fu più ripetuto. In quel periodo, secondo Tullio Cannella (divenuto un collaboratore di giustizia), Bernardo Provenzano e i fratelli Graviano abbandonarono il progetto separatista di "Sicilia Libera" per fornire appoggio elettorale al nuovo movimento politico "Forza Italia" fondato da Silvio Berlusconi. Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, i fratelli Graviano trattarono con Berlusconi attraverso l'imprenditore Gianni Jenna per ottenere benefici giudiziari e la revisione del 41 bis in cambio dell'appoggio elettorale a Forza Italia, secondo Giuffrè, anche Provenzano attivò alcuni canali per arrivare a Marcello Dell'Utri e Berlusconi per presentare una serie di richieste su alcuni argomenti che interessavano Cosa Nostra. Anche altri collaboratori di giustizia parlarono dell'appoggio fornito da Cosa Nostra a Forza Italia alle elezioni del 1994. Il 27 gennaio 1994 a Milano vennero arrestati i fratelli Graviano, che si erano occupati dell'organizzazione di tutti gli attentati: da quel momento, la strategia stragista di Cosa Nostra si fermò.

La trattativa di Sabina Guzzanti, (2014),

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TRATTATIVA STATO MAFIA,NAPOLITANO PER ME SA E D'AMBROSIO PER ME LO HANNO AMMAZZATO

d'ambrosio scrive a napolitano  “essere stato considerato  solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da  scudo per indicibili accordi”. Proprio in quel periodo il consigliere giuridico del Quirinale era in servizio all’Alto commissariato per la lotta a Cosa Nostra e al ministero della Giustizia. I giudici di Palermo vogliono sapere da Napolitano che tipi di timori tormentavano D’Ambrosio e a quali indicibili accordi si riferiva. Ma [...]

NAPOLITANO E LA TRATTATIVA STATO-MAFIA

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LA TRATTATIVA STATO-MAFIA

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Trattativa Stato-mafia, Procura chiede 12 rinvii a giudizio. C'è anche Mancino

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Trattativa Stato mafia le rassicurazioni del Quirinale le telefonate Mancino D'Ambrosio Napolitano il Fatto Quotidiano 20 06 2012

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