Urbano Rattazzi

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Urbano Rattazzi

La scheda: Urbano Rattazzi

Presidente della Camera dal 12 maggio 1852 al 20 novembre 1853,
Presidente della Camera dal 13 gennaio 1859 al 19 luglio 1859
Urbano Rattazzi (Alessandria, 30 giugno 1808 – Frosinone, 5 giugno 1873) è stato un politico italiano.
Esponente di spicco e successivamente capo dell'ala democratica (Sinistra storica) del Parlamento Subalpino e, successivamente, italiano, ricoprì numerosi incarichi ministeriali tra il 1848 e il 1849 nel Governo Casati, nel Governo Gioberti e nel Governo Chiodo. Passato all'opposizione, nel 1852 strinse un patto politico (Connubio) con l'ala moderata della Destra storica, guidata da Cavour, che permise a questi di divenire primo ministro, e a Rattazzi di assumere lo scranno prima di Presidente della Camera dei deputati, e poi la carica di ministro della Giustizia e dell'Interno. Dopo la rottura con Cavour, Rattazzi si accostò sempre più a Vittorio Emanuele II, divenendo un suo uomo di fiducia, e contrapponendosi in tal modo alla politica del conte. Scomparso Cavour e salito al potere Bettino Ricasoli, nel 1862 Rattazzi riuscì a sostituirlo e a divenire Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia, ma la sua esperienza governativa si concluse brevemente dopo la Giornata d'Aspromonte, la quale, mal gestita, portò alle sue dimissioni. Ritornato al governo nel 1867, sempre succedendo a Ricasoli, Rattazzi cadde nuovamente dopo una breve permanenza al governo del Paese sempre per non aver saputo gestire la Questione romana, i cui esiti disastrosi porteranno alla Battaglia di Mentana. Questa disfatta segnerà le sue ennesime dimissioni e il ritiro definitivo dalla scena politica.



Urbano Rattazzi:
Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia:
Durata mandato: 3 marzo 1862 – 8 dicembre 1862
Monarca: Vittorio Emanuele II
Predecessore: Bettino Ricasoli
Successore: Luigi Carlo Farini
Durata mandato: 10 aprile 1867 – 27 ottobre 1867
Predecessore: Bettino Ricasoli
Successore: Luigi Federico Menabrea
Presidente della Camera dei deputati:
Durata mandato: 11 maggio 1852 – 27 ottobre 1853
Predecessore: Pier Dionigi Pinelli
Successore: Carlo Bon Compagni di Mombello
Durata mandato: 10 gennaio 1859 – 21 gennaio 1860
Predecessore: Carlo Bon Compagni di Mombello
Successore: Giovanni Lanza
Durata mandato: 7 marzo 1861 – 3 marzo 1862
Predecessore: Giovanni Lanza
Successore: Sebastiano Tecchio
Ministro degli affari esteri del Regno d'Italia:
Durata mandato: 3 marzo 1862 – 31 marzo 1862
Monarca: Vittorio Emanuele II di Savoia
Primo ministro: Urbano Rattazzi
Predecessore: Bettino Ricasoli
Successore: Giuseppe Pasolini
Legislature: VIII
Ministro dell'interno del Regno d'Italia:
Durata mandato: 3 marzo 1862 – 8 dicembre 1862
Primo ministro: Urbano Rattazzi
Predecessore: Bettino Ricasoli
Successore: Ubaldino Peruzzi
Durata mandato: 10 aprile 1867 – 27 ottobre 1867
Primo ministro: Urbano Rattazzi
Predecessore: Bettino Ricasoli
Successore: Filippo Antonio Gualterio
Legislature: X
Ministro delle finanze del Regno d'Italia:
Durata mandato: 5 luglio 1867 – 27 ottobre 1867
Primo ministro: Urbano Rattazzi
Predecessore: Francesco Ferrara
Successore: Luigi Guglielmo Cambray-Digny
Dati generali:
Partito politico: Sinistra storica
Urbano Rattazzi:
Deputato del Regno d'Italia:
Legislature: VIII, IX, X, XI
Gruppo parlamentare: Sinistra storica
Collegio: Alessandria (dalla VIII alla XI Legislatura), Tortona (IX Legislatura)
Incarichi parlamentari:
Presidente della Camera dall'11 marzo 1861 al 7 settembre 1865
Dati generali:
Titolo di studio: Laurea in Giurisprudenza
Professione: Avvocato
Urbano Rattazzi:
Ministro dell'interno del Regno di Sardegna:
Durata mandato: 17 febbraio 1849 – 21 febbraio 1849
Monarca: Carlo Alberto di Savoia
Primo ministro: Vincenzo Gioberti
Predecessore: Pier Dionigi Pinelli
Legislature: I Legislatura del Regno di Sardegna
Durata mandato: 24 febbraio 1849 – 23 marzo 1849
Primo ministro: Agostino Chiodo
Successore: Pier Dionigi Pinelli
Legislature: II Legislatura del Regno di Sardegna
Durata mandato: 6 marzo 1854 – 4 maggio 1855
Monarca: Vittorio Emanuele II di Savoia
Primo ministro: Camillo Benso, conte di Cavour
Predecessore: Gustavo Ponza di San Martino
Legislature: IV Legislatura del Regno di Sardegna
Durata mandato: 4 maggio 1855 – 15 gennaio 1858
Successore: Camillo Benso, conte di Cavour
Legislature: V Legislatura del Regno di Sardegna
Durata mandato: 19 luglio 1859 – 21 gennaio 1860
Primo ministro: Alfonso La Marmora
Predecessore: Camillo Benso, conte di Cavour
Successore: Camillo Benso, conte di Cavour
Legislature: VI Legislatura del Regno di Sardegna
Ministro di grazia e giustizia e affari ecclesiastici del Regno di Sardegna:
Durata mandato: 16 dicembre 1848 – 17 febbraio 1849
Primo ministro: Vincenzo Gioberti
Predecessore: Felice Merlo
Successore: Riccardo Sineo
Durata mandato: 27 ottobre 1853 – 4 maggio 1855
Primo ministro: Camillo Benso, conte di Cavour
Predecessore: Carlo Bon Compagni di Mombello
Durata mandato: 4 maggio 1855 – luglio 1855
Successore: Giovanni de Foresta
Ministro della pubblica istruzione del Regno di Sardegna:
Durata mandato: 27 luglio 1848 – 4 agosto 1848
Primo ministro: Gabrio Casati
Predecessore: Carlo Bon Compagni di Mombello
Successore: Vincenzo Gioberti
Urbano Rattazzi:
Deputato del Regno di Sardegna:
Legislature: I, II, III, IV, V, VI, VII
Gruppo parlamentare: Sinistra storica
Collegio: Alessandria I (dalla I alla VII Legislatura), Bioglio (II Legislatura)
Incarichi parlamentari:
Presidente della Camera dal 12 maggio 1852 al 20 novembre 1853, Presidente della Camera dal 13 gennaio 1859 al 19 luglio 1859
Dopo l'armistizio di Villafranca dell'11 luglio 1859 che segnò la fine della Seconda Guerra d'Indipendenza e le dimissioni di Cavour dal governo, il politico piemontese entrò a far parte del gabinetto La Marmora come ministro degli Interni. Grazie a lui il governo ottiene poteri straordinari, che gli consentirono di governare senza il consenso del Parlamento: ne approfittò per far ridisegnare al governo i confini del Piemonte, con l'annessione della Provincia di Novi e della ex Provincia di Bobbio, evitando il passaggio per la Camera con il R.D. n. 3702 del 23 ottobre 1859, noto come Decreto Rattazzi, che inoltre ridisegnava la geografia amministrativa sarda, dividendo lo Stato in province, circondari, mandamenti e comuni, creando un'amministrazione fortemente centralizzata sul modello francese. Lasciato il portafoglio dell'Interno il 21 gennaio 1860, Rattazzi, venne eletto il 7 marzo 1861, dopo le elezioni parlamentari indette per consentire ai deputati dell'Italia centrale e meridionale di entrare a far parte del Parlamento, primo Presidente della Camera dopo l'Unità d'Italia. In quella veste diresse la discussione parlamentare sulla proclamazione del Regno d'Italia e poi quella dell'intitolazione degli atti del governo.

Il voto contro Letta, Speranza ammette: “Ha ragione Renzi” Di conseguenza basta con il stai sereno ironico! Anche in questo caso Renzi non centra un cazzo. Tirato in mezzo dalla solita e ormai smascherata accozzaglia di denigratori .

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Per trasmettere un sogno nella mente e nell'animo altrui... serve qualcuno che sappia sognare. Matteo Renzi prima di essere 'esiliato'... lo sapeva fare.E ORA òO FARA CON ITALIA VIVA.

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ZINGARETTI. Ora basta con demagogia, Papeete ed egoismi. Ripartiamo dai giovani."Andar via dall'Italia deve essere una scelta, non una costrizione. Le nostre priorità saranno scuola, ambiente e ricerca" Nel giorno in cui si perfeziona uno dei baratti coi grillini sul taglio ai parlamentari, scrive sul blog: Basta demagogia. Meraviglioso. Come fanno alcuni a non apprezzarlo? Con tutto il rispetto per le serie argomentazioni proposte, ma dire oggi basta demagogia [...]

EVENTI: Urbano Rattazzi

Il 3 febbraio 1863 Urbano Rattazzi sposò a Torino Maria Wyse Bonaparte (1833-1902), vedova del conte Frederic Joseph de Solms.

Il 5 febbraio 1852 Cavour pronunciò alla Camera un memorabile discorso sulla libertà di stampa, mentre cinque giorni dopo, il 10 febbraio, la Camera approvò la legge con 100 voti a favore e 44 contrari: la Destra votò con i deputati moderati di Cavour, mentre la Sinistra, estrema e moderata, disperse i voti tra contrari e favorevoli, poiché i singoli deputati votarono singolarmente dopo il discorso di Rattazzi di combattere la legge in senso progressista.

Il 15 agosto 1867 fu varata la legge che sopprimeva tutti gli ordini religiosi presenti nel Regno, ritenuti superflui alla vita religiosa del Paese, mentre agli enti ecclesiastici rimasti (seminari, diocesi, parrocchie, canonicati, fabbricerie e ordinariati) fu imposto un aggravio fiscale del 30 %.

LE ENEWS DI RENZI:Dicono tutti che Italia Viva è un piccolo partito, che ha sondaggi bassi, che non cresceremo mai. Però poi parlano tutti di noi. Chissà perché.

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RENZI con il ministro Elena Bonetti per conquistare il ceto medio , ha riproposto l’idea di bonus per la famiglia già presente nel programma elettorale del Pd del 2018. Un provvedimento bandiera da sventolare alla decima edizione della Leopolda

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Renzi: spread sotto 100 con governo duraturo che dia tranquillità ai mercati

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Conte: "Le critiche di Renzi? Non abbiamo bisogno di fenomeni" PORELLO TIENE LA CODA DI PAGLIA. MA NON AVEVA DETTO CHE IL 2019 SAREBBE STATO UN ANNO BELLISSIMO. SI E VISTO! CHE FENOMENO.

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QUESTA E LA REAZIONE ALLA Lettera al Corriere dell'ex premier. Per ridurre maggiormente le tasse sul lavoro propone di tagliare la spesa in beni e servizi e di rimodulare il debito.  Scrive Matteo Renzi sul Corriere della Sera. “Se abbassi davvero le tasse agli imprenditori, questi assumono. Se metti davvero soldi in tasca al ceto medio basso, questo spende. Il triennio 2015-2017 dimostra che sì, si può fare. Ma non è pensabile che per diminuire il cuneo si [...]

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